Mi chiamo Alain Poroli.

About Me.

X-ARCHITETTURA

Un esperienza di oltre 30 anni

Pronto a farne altri 90. Presentami la tua idea.

IO E IL PERCORSO

Ho fatto il primo respiro a Ginevra nel secolo scorso, anno 1958, da genitori emigrati, mia madre Clara dal Trentino italiano dopo la guerra, mio padre Riccardo dal Ticino,  dove non trovava lavoro.

Il grande impegno lavorativo dei miei genitori, investito nel momento della grande crescita economica degli anni 60/70, ha permesso loro di salire lo scalino sociale, da operai a classe media imprenditoriale, hanno così potuto offrirmi una formazione di studi accademici.

Il mio percorso di studi parte dal Ticino passa da Neuchâtel arriva a Firenze e si arricchisce a Milano. Gli studi d’architettura sono una seconda scelta, la prima era quella di diventare un giocatore professionista di hockey su ghiaccio. La rottura di una caviglia prima di partire per il Canada per studiare e giocare mi ha tagliato le gambe.

La scelta di Firenze per gli studi d’architettura, considerata incomprensibile dalla mia famiglia in quanto all’epoca i diplomi esteri non erano riconosciuti in Svizzera, è legata al fatto che Firenze offriva degli studi con un forte indirizzo umanistico e filosofico. Negli anni ’80 i politecnici svizzeri si focalizzavano
sull’indirizzo tecnico costruttivo relegando l’umanistico a una piccola percentuale. Oggi non è più cosi ad esempio l’accademia di Mendrisio propone un ciclo di studi con un 50% di materie umanistiche.

IL LAVORO

Al termine  degli studi fiorentini nel 1985 ho aperto uno studio d’architettura in proprio, un tavolo da disegno con tecnigrafo una scrivania e un telefono arancione.

L’avevo chiamato Agorà perché ho sempre concepito questo lavoro come il risultato di un incontro-scambio di visioni.

Nei primi lavori, che furono d’arredo e di design, tematiche snobbate dagli architetti locali di quel tempo, si leggono le influenze delle correnti d’avanguardia che ho conosciuto durante gli studi, Ettore Sottsass, Philippe Starck, Ron Arad, Bruno Munari, Ingo Maurer, Frank O. Gehry ecc, i quali proponevano nuove risposte ai temi progettuali.

Da questi temi sono passato alle ristrutturazioni interne per logica evolutiva.

La ristrutturazione si è espansa a tutta la volumetria dell’oggetto, che ha poi richiesto di risolvere ampliamenti con costruzioni nuove.

Nel frattempo Agorà diventa un nome molto utilizzato obbligandomi a rinominare lo studio in Dimensione Spazio. Nome scelto perché contiene un paradosso, lo spazio inteso come cosmo non ha dimensione.

Negli anni 90 lo studio raggiunge una dimensione importante con dipendenti e apprendisti, realtà che é stroncata dalla bolla immobiliare svizzera iniziata nel 1994.

Un esperienza traumatica, nel giro di 8 mesi il costo del denaro passa dal 4 al 8%, l’edilizia si ferma di colpo e lo studio si svuota.

DOPO LA CRISI LA RICONVERSIONE

Decido di investire le riserve finanziarie per la  ricerca di alternative di lavoro, che credo individuare  nel design industriale. L’idea mi fa ricordare la macchina da scrivere di Ettore  Sottsas per Olivetti.

Nel 1994 supero la selezione del Politecnico di Milano per il primo anno di un nuovo master di disegno industriale. Questo master pilota  era sponsorizzato da industrie italiane di tipologia trasversale. Le ditte comprendevano tutti i settori industriali, arredo, il farmaceutico, la tecnologia informatica, automobile ecc.

Lo scopo del master è di fornire ai progettisti le competenze per dialogare con la committenza industriale, capendone il Know How, analizzandone la produzione, per poi rispondere con una visione innovativa al briefing sottoposto.

Il master mi fa rivivere l’entusiasmo e l’euforia degli studi dove si può progettare libero da vincoli realizzativi. La presentazione dei lavori, che conclude il master, mi riempie di gioia perché oltre alla tavole di disegno riesco a presentare diversi prototipi realizzati dalle aziende che avevano scelto le idee più interessanti.

In quel momento nascono:

il semaforo ispirato dall’art nouveau delle entrate del metro parigino.

la tomba interattiva, pensata per la tomba di Elvis.

un gilet alla moda che permette mobilità e integrazione all’ uso delle flebo dei medicamenti di cura.

le porte che ti parlano e che puoi personalizzare.

le auto cubo che si possono assemblare tra di loro con un motore elettrico concepito come una placca intercambiabile sul pianale.

Inizia per qualche anno un rapporto di dialogo e sviluppo con alcune di queste aziende, molto interessante ma con un ritorno economico minimo, in quanto legato al numero di pezzi prodotti.

Molte idee si fermano al prototipo e alla verifica commerciale dei saloni, l’unica che raggiunge il livello produttivo è la lampada Eliantos, sviluppata con il mio amico Cick, per una ditta di Milano.

LA CALIFORNIA

Sempre per la ricerca di lavoro decido di andare in California dove ho un carissimo amico musicista che mi ospita. Il salario di 10 $ all’ora, proposto dagli studi di architettura non mi permette di vivere, ma grazie alla cultura creativa trasversale californiana riesco ad entrare in un progetto per un CD room musicale della JVC Londra. Mi vengono proposti 5000 $ al mese per disegnare ambienti surreali per il viaggio musicale proposto da questo CD room.

Dai sistemi lavorativi californiani, attingo le impostazioni per il mio nuovo studio d’architettura che ho rinominato in X-architettura perché il nome si era di nuovo inflazionato.

In California ho vissuto l’avvento dei computer, che rivoluzioneranno il modo di disegnare e l’interazione fra le persone che sviluppano un progetto. L’implementazione di questa esperienza di lavoro e dell’evoluzione tecnologica si traduce in uno studio concepito come regia composta da poche unità lavorative, che guida una team di lavoro, composto da progettisti indipendenti con i profili necessari per rispondere alle esigenze di ogni singolo progetto. Con questa nuova impostazione riesco a ridurre i costi per lo spazio di lavoro e razionalizzo la gestione finanziaria, facendo ripartire l’esperienza lavorativa.

SPAZI URBANI

La mia impostazione di una linea di progettazione trasversale e la frequentazione del mondo artistico mi permettono di proporre un pensiero creativo per il concepimento di spazi urbani verdi.
I progetti di riferimento, che concepisco con l’amico Cick (Renato Tagli), sono due.

“La terra alla terra” del 1999 progetto per l’esposizione internazionale del 2001. Non realizzato perché l’expo è stata spostata al 2002 e cambia la  direzione artistica. Il progetto è pubblicato su Expomat raccolta dei progetti destinati all’evento.

“Tapis volant” del 2000, progetto per il concorso “Lausanne Jardin“ che viene selezionato.  Con Cick lo realizziamo manualmente sui tetti delle città.

Il complimento che ho più apprezzato in questo lavoro è la frase detta dagli abitanti del quartiere  “…ci avete portato il bosco in città…”

Il pensiero progettuale rivolto agli spazi urbani apre allo studio un nuovo settore d’intervento, che non si limita ai giardini ma propone anche progetti di strutture effimere.

I contatti e l’apertura mentale acquisita a Los Angeles mi portano a lavorare con la 20 Century Fox che durante il Festival Internazionale di Locarno necessita di location dove realizzare eventi di pubbliche relazioni per il lancio dei suoi film.

Per dieci anni lo studio concepisce e realizza eventi con scenografie effimere che durano una notte, per il lancio di film Fox come The Bus, il primo man in Black  e il primo X man.

Il progetto di riferimento di questo settore è l’evento immaginato e realizzato nella nuova piazza Castello di Locarno, spazio urbano di 16’000 m2 che nasce da un riassetto urbanistico della città.

Immagino, concepisco e realizzo un evento destinato ha far vivere questa piazza pedonale durante il festival del Film, trasformandola in un villaggio effimero che dura 10 giorni.

L’idea che genera e lancia questo importante evento nasce da un paradosso, quello di realizzare un bar di ghiaccio all’aperto il mese di agosto a Locarno.

Nel 2002 nasce la Ronda del festival che riempie piazza Castello da curiosi che voglio vedere il bar di giaccio. In realtà non è uno unico bar, ma sono ben 12 varianti diverse. Ogni giorno ho realizzato fisicamente un bar con temi diversi, i girasoli  le rose ecc. I bar son stati realizzati con 800 mattoni 50/40 /20 cm di ghiaccio, anche quelli realizzati dal mio team.

La rotonda del festival esiste ancora oggi ed è gestita direttamente dal “Locarno Film Festival”. Questa nuova gestione è riuscita a trovare i finanziamenti per realizzare la mia nuova proposta uno schermo di ghiaccio.

LA SECONDA CRISI E LA NUOVA ALTERNATIVA

Il crollo borsistico del 2008 mi brucia le riserve finanziarie e mi fa capire che l’Europa sarebbe entrata in una spirale regressiva, con il poco che resta decido di aprire un’attività in Indonesia  sull’isola di Bali che conoscevo dal 1996 e dove realizzavo le mie collezioni d’arredo che esportavo in Svizzera.

Nel settembre 2009 da una costola di X-architettura nasce Blue Door, uno studio che si occupa di costruzioni in bambù, di arredo interno ed esterno per alberghi, di produrre oggettistica e accessori sia per il mercato interno che per l’estero.

LA NUOVA COMMITTENZA GLI INVESTITORI

Nel 2009 ho la possibilità di presentare, ad un investitore immobiliare della svizzera tedesca, un progetto che contiene un nuovo approccio estetico e un nuovo sistema di sviluppo del lavoro, inerenti alla realizzazione di stabili a reddito chiavi in mano. Si tratta di stabili con appartamenti in affitto che permettono una capitalizzazione del 4,5%.

Inizia cosi un periodo nel quale lo studio sviluppa un Know How per questo settore, che si rivolge a una committenza di investitori, alla quale fornisce analisi, proposte di contenuti, sviluppo, progettazione di dettaglio e realizzazione di importanti costruzioni chiavi in mano.

Il successo commerciale di questi stabili è immediato ed è dovuto al loro ottimale rapporto prezzo qualità, che sbaraglia la concorrenza. Qualità è certificata dalle perizie commissionate dalle banche che hanno finanziato gli investimenti.

In questi progetti sono riuscito a personalizzare l’estetica con idee creative che non incidevano sui costi imposti. Il sistema di sviluppo del lavoro a permesso sia di garantire il rispetto al centesimo dell’investimento previsto sia di garantire alla banca un rischio finanziario minimo.

Il progetto di riferimento per questo settore è la residenza Castoro. Uno stabile di 51 appartamenti di varie tipologie, uno spazio commerciale e un parcheggio di 70 autoveicoli per un investimento di 20 milioni con una resa del 4.5%. A due mesi dalla consegna l’80% degli appartamenti erano affittati e Denner si è insediata nello spazio commerciale.

Attualmente comprende pure uno studio medico e uno studio di fisioterapia.

LA NUOVA SFIDA

In Ticino non è più necessario costruire abitazioni, i progettisti devono avere visioni che danno risposte alla tematica ambientale e al risanamento energetico innovativo delle vecchie costruzioni.

La mia risposta da progettista a questa nuova opportunità di lavoro si sviluppa su due fronti:

– uno che si rivolge all’edilizia privata, costruzioni di piccola e media dimensione, principalmente abitative.

– l’altro che si propone all’edilizia istituzionale e quella industriale, costruzioni di grandi dimensioni e agglomerati di costruzioni come strutture industriali, scuole, centri sportivi ecc.

Il concetto che ho elaborato, propone che la soluzione tecnica per isolare il manufatto si trasformi da passiva in attiva, da statica in dinamica, da limitata a intelligente.

Concetto che applicato significa che la soluzione per il risanamento energetico di un manufatto deve:

  • produrre energia pulita per puntare all’autosufficienza energetica utilizzando le nuove tecnologie.
  • essere composto da materiali intelligenti e dinamici che permettono altre funzioni oltre a quella isolante.
  • fornire altre funzioni come quella del filtraggio e pulizia dell’ aria o quella del accumulo energetico.

Per il settore dell’edilizia privata ho immaginato un imballo modulare realizzato con una struttura in legno.

Il legno permette una prefabbricazione dei moduli che, semplifica, velocizza la posa e permette di avere un cantiere rapido e pulito.

La produzione energetica viene risolta con:

  • l’utilizzo della superfice del tetto utilizzando panelli energetici
  • lo sfruttamento del flussi di aria che si creano con la facciata ventilata
  • lo sfruttamento del movimento della acqua nelle tubature inserendo micro turbine

Il sistema di ricambio d’aria fra interno ed esterno viene amplificato assumendo anche il ruolo di purificatore dell’aria.

Attualmente al  progetto manca la fase d’ingegnerizzazione che è da sviluppare con una ditta che produce costruzioni prefabbricate in legno.

Per il settore dell’edilizia pubblica i vincoli e le problematiche da superare sono molto più importanti, e presuppongono una soluzione più complessa. Ho messo su carta un ipotesi di lavoro che si rivolge ad un complesso scolastico degli anni 70.

Questa idea ha le proprietà di:

  • lasciare integro la costruzione esistente,
  • non interromperne l’utilizzo,
  • produrre al minimo un milione di KWh/annui,
  • essere eseguito a tappe,
  • garantire la qualità dell’aria interna e ripulire quella esterna.

In questo momento sto formando il team di specialisti per sviluppare la ricerca di base che permetterebbe di ingegnerizzare l’idea.

La ricerca base permetterà di ottenere una gamma di possibili soluzioni architettoniche, ingegneristiche, tecnologiche, per progettare involucri intelligenti che si adattano alle specifiche di ogni situazione e manufatto.

La ricerca base sarà verificata sul complesso scolastico che fungerà da modello il quale permetterà di affinarne la fattibilità e il costo finanziario del intervento.

Entro fine 2019 sarà pronto il fascicolo che illustra il lavoro e il percorso per la ricerca base e il modello di verifica. Questo documento permetterà di raccogliere i finanziamenti necessari per avviare il lavoro di ricerca e modellizzazione.

Spero che l’avvio di questa ricerca sia il regalo di compleanno per X architettura che nel 2020 festeggerà i 35 anni di lavoro.

Knowledge is everything

Il progetto, il lavoro il pensiero...

Ritengo e credo che :

L’architettura si riassume in qualità dello spazio e della luce.

Al centro del progetto metto il rispetto del territorio, dell’uomo e una sensibilità poetica.

La sensibilità, la fantasia e la visione sono proprietà indispensabili.

Concepisco il lavoro di progettazione con un approccio trasversale.

Ritengo che un architetto progettista possa proporre visioni e risposte a tematiche molto ampie, pensiero che si può riassumere con una frase di Bruno Munari  “ …dal cucchiaio alla città… “

Il lavoro dell’architetto è un lavoro di gruppo.

Di bottega come afferma l’arch. Renzo Piano.

L’architetto è pagato per pensare, comunica con il disegno e la sua responsabilità è a lungo termine.

Il progetto va concepito con un respiro di almeno 40 anni, idealmente di 90.

Il lavoro dell’architetto non si limita al costruire ma si esprime anche nella ricerca concettuale, nell’arte visiva, nella storia dell’arte, nella fantascienza ecc….

L’architettura è un arte applicata.

su di me

Mi Piace

Mi piace che tu mi possa conoscere quindi ho inserito qui le cose che mi piacciono con la speranza che questi possano essere dei punti d’incontro per creare grandi progetti insieme.

Mi infastidisce l’ignoranza ottusa.

Mi rattrista la realtà del momento storico attuale.

Mi appassiona il mio lavoro.

Mi svago al cinema o meglio con i film.

Mi piace sognare, mi affascina immaginare il futuro.

Mi completo con la donna.

Mi diverto componendo nuovi abbinamenti in cucina.

Mi piace guidare la Tesla model 3.

Mi rattrista che l’applicazione del progetto democratico non è più credibile.

Mi diverto in serate nelle quali si raccontano barzellette.

Mi delude la politica che non ha il coraggio di avere visioni a lungo termine.